Alberto Savinio

«Le opere di Dürer, di Böcklin, di Giorgio de Chirico, mie, nascono prima di tutto come cose pensate. Portarle a una forma o dipinta o scritta, è una traduzione, una operazione secondaria: una operazione “a scelta”. […] Volete la riprova? Le opere dei pittori nominati qui, noi stessi le pensiamo: le vediamo nella memoria, che è come pensarle. Le opere degli altri invece, abbiamo bisogno di vederle. Nate esse stesse dalla vista e come vista. […] Il caso mio è più esplicito. Io ho chiaramente sentito, ho chiaramente capito che quando la ragione d’arte di un artista è più profonda e dunque “precede” la ragione singola di ciascun’arte, quando l’artista, in altre parole, è una “centrale creativa”, è stupido, è disonesto, è immorale chiudersi dentro una singola arte, asservirsi alle sue ragioni particolari, alle sue ragioni speciali. E ho avuto il coraggio di mettermi di là dalle arti, sopra le arti.»

 

 

Alberto Savinio, La mia pittura, in Alberto Savinio, pittura e letteratura, Parma, Franco Maria Ricci, 1979.