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Bologna | Giosetta Fioroni: Il futuro è uscito dal passato

Institutional exhibition
29 Gennaio - 15 Marzo 2026
  • Panoramica
Bologna | Giosetta Fioroni, Il futuro è uscito dal passato

a cura di Alessia Calarota and Giulia Lotti
in collaborazione con la Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni

La mostra è parte del programma Art City Bologna 

 

La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. presenta a Bologna una grande e importante mostra che mira a dare uno sguardo di insieme su un'artista contemporanea di grande attualità, su cui hanno scritto Hans Ulrich-Obrist e Germano Celant, fonte di ispirazione per i principali artisti contemporanei, presentata di recente in alcune mostre importanti tra cui alla Fondazione Prada: Giosetta Fioroni

 

La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. presenta una mostra dedicata alla ricerca di Giosetta Fioroni, figura centrale dell’arte italiana del dopo guerra e protagonista riconosciuta della scena internazionale. Il titolo dell’esposizione, Il futuro è uscito dal passato, riprende una celebre affermazione tratta dall’intervista all’artista di Hans-Ulrich Obrist e chiarisce fin da subito l’orizzonte entro cui si colloca il suo lavoro: un dialogo costante con la storia dell’arte, con la letteratura e, più in generale, con la memoria, intesa come spazio attivo di rielaborazione del vissuto e dell’immaginario. Non da ultimo, la ricerca di Fioroni si distingue per la capacità di esercitare un’influenza profonda e duratura, ancora oggi evidente, sulle pratiche e sulle poetiche di numerosi artisti contemporanei.

Artista indipendente, estranea alle mode e alle appartenenze rigide, Fioroni ha costruito nel tempo un linguaggio visivo lucido e radicale, attraversando pittura, disegno, performance, video, teatro, ceramica e moda con una libertà insieme formale e concettuale. La mostra ripercorre questa traiettoria a partire dal periodo immediatamente successivo al soggiorno parigino, quando, ospite nello studio di Tristan Tzara, entra in contatto con il vivace contesto internazionale che ruotava attorno alla capitale francese nei primi anni Sessanta.

E' proprio all’inizio di questo decennio che prende avvio il nucleo di opere che segna una svolta decisiva nella sua ricerca: la serie degli Argenti, vero fulcro della mostra. Superfici metalliche, riflettenti e al tempo stesso opache, realizzate su carta e su tela, che trasformano l’immagine in un’apparizione instabile, sospesa tra presenza e dissoluzione. "L’argento è memoria, recupero e sospensione di tempi differenti", dichiara l’artista. Queste opere, oggi considerate emblematiche, definiscono un lessico visivo immediatamente riconoscibile. Ne è un esempio Una donna in silenzio (1964), opera iconica in cui Fioroni indaga con delicatezza e al tempo stesso con sguardo critico la condizione femminile. Accanto agli Argenti, una tela degli stessi anni dedicata a Carpaccio testimonia il rapporto diretto e non gerarchico che l’artista intrattiene con la tradizione pittorica, riletta attraverso una sensibilità profondamente contemporanea.

Il percorso introduce quindi il riferimento a La Spia Ottica, l’innovativa e leggendaria performance presentata per la prima volta alla Galleria La Tartaruga di Roma e riproposta in anni recenti alla Fondazione Prada per volontà di Francesco Vezzoli e Cristiana Perrella. Elaborata nel periodo in cui Fioroni è esponente della Scuola di Piazza del Popolo - unica figura femminile -, quest’opera rappresenta un momento cruciale nella sua riflessione sullo sguardo, sul dispositivo della visione e 

sulla relazione tra soggetto e immagine, anticipando questioni che diventeranno centrali nella ricerca artistica successiva.
Agli 
anni Settanta, fase di intensa sperimentazione materica e concettuale, risale la realizzazione di un paesaggio argentato, opera che condensa molte delle tensioni di quel periodo: il rapporto tra immagine e superficie, tra memoria e percezione, tra esperienza individuale e dimensione simbolica. Il percorso prosegue poi attraverso gli anni Ottanta e Novanta, segnati da un’intensa ricerca materica che contribuisce a definire le tematiche dell’artista. E' un momento in cui il lavoro di Fioroni si espande ulteriormente, mantenendo una forte coerenza interna pur attraversando linguaggi e materiali differenti.

L’opera Pisan Cantos, fondamentale per ampiezza e intensità di ricerca pittorica, si colloca su un piano di riferimenti culturali stratificati, intrecciando la memoria della poesia di Ezra Pound con il dialogo visivo instaurato con la pittura di Francisco Goya, in particolare Il Parasole.
Infine, la mostra prende in esame gli 
anni Duemila, fase in cui l’artista consolida la propria ricerca attorno ai temi della memoria, dell’identità e della stratificazione del vissuto, attraverso l’impiego di segni e simboli ormai divenuti distintivi del suo linguaggio, capaci di evocare e riattivare percorsi già tracciati e pienamente assimilati. Un focus particolare è riservato alla ceramica, con i celebri Teatrini: piccole architetture poetiche in cui si intrecciano ricordi personali, immaginario fiabesco e suggestioni letterarie. Accanto a questi, i Vestitini — evocazioni di un corpo assente — si configurano come contenitori simbolici di memoria e identità, legati all’universo femminile, da sempre al centro delle riflessioni dell’artista, chiudendo il percorso in una dimensione intima e al tempo stesso universale. In questa fase matura, l’opera di Fioroni si impone come un luogo di resistenza poetica e di continuità critica, capace di tenere insieme storia, vissuto e immaginario in una sintesi ancora oggi di straordinaria attualità.

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Artista collegato

  • Giosetta Fioroni

    Giosetta Fioroni

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