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Paris | Louis CANE

Institutional exhibition
21 Gennaio - 8 Marzo 2026
  • Panoramica
Paris | Louis CANE

Dopo aver invitato negli anni Novanta Louis Cane a produrre un'intera mostra in ceramica per il MIC – Museo Internazionale della ceramica di Faenza (Italia), la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. presenta nella sede di Parigi un'esposizione che mira a evidenziare la ricerca innovativa del maestro francese con un focus sulle opere emblematiche degli anni Sessanta e Settanta, che hanno segnato il suo percorso come fondatore del gruppo Support / Surface, inclusi i capolavori radicali come Papiers Decoupés, Sol / Mur fino alle interpretazioni dell'arte del passato a cui si dedica a partire dagli anni Ottanta, anni a cui risale anche l'interesse per la scultura. I pezzi unici in ceramica - realizzati per la mostra al museo, prodotta da Franco e Roberta Calarota, fondatori della nostra Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. che dal 2024 ha una sede anche a Parigi – sono un mirabile esempio della sua ricerca di "piacere dell'arte" che perseguirà prima attraverso il colore e qui tramite la terracotta durante tutto l'arco della sua carriera.

 

La mostra è accompagnata da un testo e dalla consulenza scientifica di Matthieu Poirier, storico dell'arte responsabile delle mostre di arte moderna e contemporanea alla Cité de l'Architecture et du Patrimoine a Parigi.

 

Il colore è per Louis Cane una "necessità primordiale", che costituisce la sostanza stessa di una pittura in continua evoluzione. Tra i fondatori di Support / Surface, l'arte di Louis Cane si propone come innovativa e radicale con opere quali Papiers Decoupés, le carte ritagliate e intrecciate e le Toile tamponée, entrambi del 1967 e presenti in mostra. Se in Papiers Decoupés, il colore dà un ritmo ripetittivo alla composizione, in Toile tamponée il colore viene rifiutato, servendo solo come supporto per una riflessione sullo status del pittore e sui mezzi della pittura. Louis Cane rende evidente la volontà di neutralizzare il gesto del pittore e il suo saper fare, che verrà poi compensato in altre opere dalla ripetizione a timbro della sua firma. La sua ricerca sul rapporto tra colore e gesto, si radicalizza ancora di più nella serie Sol / Mur, realizzata tra il 1971 e il 1974, dove il colore viene spruzzato da una pistola direttamente sulla tela, ponendo l'accento sulla distanza che l'artista vuole stabilire tra il suo corpo e l'opera. D'altra parte, queste opere testimoniano una nuova affermazione del colore che acquisisce la sua autonomia; un colore vibrante, modulato per mezzo di un gradiente, che gioca con i suoi effetti sommati a quelli della sua diffusione spaziale, marcato fisicamente dalla striscia di tela che fa da sfondo o si diffonde sul pavimento. La questione sull'inserimento e l'espansione del colore nello spazio, posta da artisti come Matisse, Rothko, Newman o dai protagonisti del movimento americano Color-field, trova un eco e una possibile risoluzione in queste opere di Louis Cane. Allo stesso modo l'artista si interroga anche sullo sfumato, che a prima vista, ci parla del colore, ma soprattutto del nero – assenza di colore – e del bianco – somma dei colori. Sintesi di queste riflessioni è la serie delle Toile Decoupée che non si limitano a collocare il colore nello spazio, ma destrutturano la superficie tradizionale della tela per creare nuove geometrie, nuovi spazi, nuove superfici.

 

All'inizio degli anni Ottanta Louis Cane sente l'esigenza di ritrovare la figurazione e fa partire la sua ricerca dalla storia dell'arte. Questo ritorno alla figurazione obbliga l'artista a una nuova gestione del colore, legata a riflessioni sui problemi di composizione e al suo uso nella costruzione dello spazio. Lo studio delle Menines di Valasquez e delle opere impressioniste, tra cui Le ninfee di Monet, mostra la necessità di riflettere sugli effetti ottici del colore e della luce, alla ricerca di un "piacere pitturale" come lui stesso lo definisce nel catalogo della mostra al Musée de l'Orangerie del 1994 che produca un "piacere del colore" e che ottiene areando, distendendo, variando al massimo il contorno e l'aspetto del colore. Questo ritorno alla figurazione, al "piacere dell'arte", si esprime al suo massimo nelle sculture in ceramica con le Venus, le Menines e le Femmes sur le balançoire, realizzate su invito della Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. per la grande mostra al MIC – Museo Internazionale della ceramica di Faenza (Italia) che anche cronologicamente si situa nel 1995 e quindi subito dopo la mostra museale parigina. Louis Cane ha appena finito di dipingere le tele delle Niymphées in mostra a Parigi e già passa a lavorare la terracotta con lo stesso istinto che lo porta a cercare la gioia della materia e non più solo della pittura. Del resto Louis Cane passa dal materiale "colore", al colore come espressione di un sentimento, perché quello che gli interessa, il comune denominatore di tutta la sua arte, è che il colore sia "plasticamente al suo posto". In questo la scultura gli permette una resa tridimensionale anche del colore e diventa quindi, un'esperienza tattile piuttosto che un ideale da raggiungere. Se poi nella scultura la terracotta è modellata per assumere l'aspetto di un corpo, è sulla superficie della materia che rimane una traccia diretta del gesto: impronte, graffi, ispessimenti, zone irregolari. Le superfici agitate e i volumi irregolari ricordano certe tensioni barocche, dove il materiale sembra spingersi verso qualcosa di più alto, animato da un'energia che unisce desiderio e ferita.

 

La mostra si conclude con le Resines, l'ultima sperimentazione in ordine cronologico che risale agli anni 2000 costituita da tele composte da resina e rete metallica, che, decostruite, vedono la loro struttura messa a nudo.

 

Con questa mostra la Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. riallaccia i fili di un discorso nato 30 anni fa sull'arte di uno dei grandi protagonisti dell'avanguardia degli anni Sessanta, per presentare tutta la sua carica innovativa e ancora attuale. La mostra sarà poi presentata in una versione più ampia, in Italia.

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  • Louis Cane

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