Josef Albers (Bottrop, Germany, 1888 - New Haven, Connecticut, 1976) è considerato uno dei più grandi pittori del XX secolo grazie al suo contributo legato ad una rivoluzionaria idea del dipingere e ad un nuovo modo di concepire l’uso del colore.
Difatti, Albers ha dedicato molti anni della sua vita alla ricerca delle relazioni che intercorrono tra colori e forme lasciando un segno indelebile nel mondo dell’arte, che lo riconosce come uno dei creatori della Op Art, o Arte Ottica.

Dal 1920 si iscrive al Staatliches Bauhaus, scuola di arte, di architettura  e del nuovo design impegnata nella ricostruzione, dopo la Prima Guerra Mondiale, di una Germania più moderna.
Dal 1925 diventa il responsabile del laboratorio di falegnameria dove progetta prototipi di oggetti di design ai fini di una produzione di massa. Il suo modello più famoso, per la sua innovatività, è Armchair (Model Ti 244). Una sedia capace di risolvere l’esigenza di mobili economici e di una produzione semplice, perfetta, quindi, per quel periodo post bellico.
In questi anni all’interno Staatliches Bauhaus, Josef Albers insegna accanto a colleghi del calibro di Marcel Breuer, Laszlo Moholy-Nagy, Paul Klee e Vassily Kandinsky.

Nel 1933, dopo la chiusura forzata del Bauhaus, lui e la moglie Annelise Elsa Frieda Fleischmann, detta Anni - artista tessile che conoscerà nel contesto del Bauhaus e con la quale avvierà la propria fondazione anni dopo - si trasferiranno negli Stati Uniti dove vivranno e lavoreranno per il resto delle loro vite. 
Albers proseguirà con l'insegnamento : dapprima al Black Mountain College in North Carolina e poi fra i vari incarichi si ricorda la Cincinnati Art Academy, il Pratt Institute di New York, la Graduate School of Design della Harvard University e infine Yale. 
Tra i suoi studenti vi furono diversi che divennero alcuni degli artisti più influenti del XX secolo, tra cui Robert Rauschenberg, Willem de Kooning, Eva Hesse e  Cy Twombly.

L'insegnamento di Albers vede il colore in costante movimento - ne sottolinea la relatività e il suo ruolo nel creare relazioni visive, soprattutto quelle che causano uno straniamento ottico. L'obiettivo di Albers è anche quello di creare un approccio metodologico per i suoi studenti, valido per tutti i materiali e i mezzi. Nel suo insegnamento, antepone la pratica alla teoria "ciò che conta", sostiene, "non è la cosiddetta conoscenza dei cosiddetti fatti, ma la visione - il vedere". In questa logica perfeziona il suo stile astratto e si interessa sempre di più agli effetti psichici generati dall'interazione di due o più colori accostati. Da questo insegnamento nel 1963 pubblica il suo saggio Interaction of color che è  uno dei testi più influenti nella didattica dell'arte, valido ancora oggi. 

Nel 1949 inizia la serie Omaggio al quadrato - a cui ha lavorato costantemente per 27 anni - in cui tre o quattro quadrati colorati si sovrappongono, spostandosi verso il basso, al centro della composizione. Dipinti su masonite e incorniciati da sottili aste di acciaio inossidabile, questi dipinti moltiplicano le combinazioni cromatiche indagandone le relazioni. "Esperimenti ripetuti con colori adiacenti dimostrano che ogni motivo sottrae la propria tonalità ai colori che porta con sé e quindi influenza". Usando una singola forma geometrica ripetutamente, riuscì a indagare l'ampia gamma di fenomeni percettivi che si potevano ottenere semplicemente accostando vari colori all'interno di una gamma limitata di composizioni spaziali. Questi dipinti emergono in un periodo dominato dall'Espressionismo astratto, da dipinti gestuali di dimensioni monumentali. Le opere di Albers si oppongono : piccole e con gesti controllati, e forme geometriche ripetute. Negli anni Sessanta la serie Omaggio al quadrato divenne celebre e il mondo dell'arte riconobbe Albers come artista oltre ad essere già acclamato come educatore, scrittore e filosofo. 
Parte di quel rispetto gli venne da una serie di commissioni per realizzare opere pubbliche di grande scala, alcune sotto forma di elementi architettonici e altre come murales. Una delle prime opere architettoniche di Albers fu un muro che creò nel 1950 per la sala comune Harkness Commons del Graduate Center dell'Università di Harvard.                                                                                                                                                                I suoi murales includevano opere per il Corning Glass Building (The Structural Constellations, 1959), il Time and Life Building al Rockefeller Center di New York (Two Gates, 1960) e il Pan Am Building, ora MetLIfe Building, (Manhattan, 1963).                                                                                                              
Molte sono le mostre personali a lui dedicate come nel 1964 con Albers : Homage to the Square curata dal Museum of Modern Art di New York (MoMA) in Venezuela e poi riproposta nei musei delle Americhe. Ricordiamo anche la mostra personale  The Responsive Eyes (1965), curata da William C. Seitz, al MoMA che afferma le opere di Albers come esempio eccezionale della Optical Art.                  
Numerose sono le istituzioni coinvolte che provengono dagli Stati Uniti ma anche da un contesto internazionale come quello europeo:
Mint Museum of Arts (1944), Cincinnati Art Museum, Museum of Fine Art in Virginia,Yale University Art Gallery (1949) , San francisco Museum of Art (1953), Kunsthaus Zurich (1956), Landemuseum Munster (1958), Stedelijk Museum ad Amsterdam (1961), Dallas Museum of Fine Arts (1963), Museum Folkwang a Essen (1963) 
Uno dei maggiori riconoscimenti alla carriera di Albers è sicuramente segnato dalla grande retrospettiva del 1971 curata dal Metropolitan Museum of Art di New York che lo consacrò come primo artista vivente a cui fu dedicata retrospettiva da questo prestigiosa istituzione.