Nell'arte italiana del secondo Novecento Maria Lai (Ulassai, 1919 - Cardedu, 2013) introduce un'idea di opera che non si esaurisce nella superficie, ma trova il proprio compimento nel legame. Gli anni trascorsi nella classe di scultura di Arturo Martini all'Accademia di Venezia le trasmettono una riflessione sul vuoto, sull'attesa e sulla forza evocativa della forma, una lezione che metterà pienamente in pratica solo decenni più tardi. A partire dagli anni Sessanta abbandona infatti quasi del tutto la pittura e si allontana dall'attività espositiva per dedicarsi a una ricerca fondata su materiali umili e quotidiani – legno, pane, filo e stoffa – destinati a diventare il linguaggio distintivo della sua opera.
Il ritorno sulla scena artistica coincide con i Telai, presentati a partire dal 1971 e con le Tele cucite, esposte per la prima volta nel 1975. L'incontro con Mirella Bentivoglio, nel 1977, segna una svolta decisiva e conduce Maria Lai alla Biennale di Venezia del 1978, nella storica sezione Materializzazione del linguaggio. Negli stessi anni prendono forma i Libri cuciti e le Geografie: pagine di tessuto attraversate da una scrittura volutamente illeggibile e mappe celesti che non rispondono ad alcuna cartografia. Il filo cessa così di essere un semplice elemento tecnico per trasformarsi in segno, scrittura e memoria.
L'intera ricerca di Maria Lai si sviluppa attorno a un nucleo essenziale di temi che affondano le radici nelle tradizioni più antiche: i gesti ripetuti del lavoro artigianale, il racconto orale, il mito, la pietra come memoria della preistoria del mondo, la scrittura come inesauribile desiderio di comunicazione. Il suo sguardo parte sempre da un passato remoto per orientarsi verso un orizzonte universale, verso quell'infinito che circonda e richiama l'essere umano. Proprio per questo le sue opere sembrano spesso sottrarsi alla cronaca del presente; eppure è proprio attraverso questa distanza che riescono a interrogarlo con straordinaria intensità. Ogni lavoro diventa metafora del misterioso e fragile passaggio dell'uomo nella vita, e ogni ciclo dialoga con gli altri in un continuo processo di osmosi, mantenendo una sorprendente unità lungo oltre sessant'anni di attività. Dalla carta alla tela, dal legno all'acrilico, fino al cemento, al forex, all'acetato e all'acciaio, il mutare dei materiali non attenua mai la forza del messaggio.
Nel 1979 la Casa Cucita di Selargius segna una prima apertura dell'opera allo spazio pubblico. L'8 settembre 1981 Legarsi alla montagna coinvolge l'intera comunità di Ulassai: ventisette chilometri di nastro azzurro uniscono le case tra loro e poi alla montagna, con un nodo dove esiste amicizia, un pane della festa dove c'è parentela, il nastro teso e dritto dove restano rancori. Considerata la prima opera relazionale realizzata in Italia, quasi vent'anni prima della formulazione teorica dell'estetica relazionale di Nicholas Bourriaud, essa rappresenta il momento in cui la riflessione sul legame diventa esperienza collettiva e forma pubblica. Da quell'esperienza prende avvio la trasformazione di Ulassai in un museo a cielo aperto, capace di coinvolgere artisti come Costantino Nivola, Luigi Veronesi e Guido Strazza.
Nel 2006, dopo la donazione di un nucleo consistente di lavori, apre la Stazione dell'Arte, ospitata nell'ex stazione ferroviaria e destinata a custodire il patrimonio dell'artista. Nel 2004 l'Università di Cagliari le conferisce la laurea honoris causa in Lettere, mentre nel 2011 vince il Premio Camera dei Deputati con Orme di leggi.
Il riconoscimento internazionale si consolida soprattutto dopo la sua scomparsa. Nel 2017 Maria Lai è presente sia alla 57a Biennale di Venezia sia a Documenta 14; nel 2019, in occasione del centenario della nascita, il MAXXI le dedica la grande retrospettiva Tenendo per mano il sole; nel 2024 Magazzino Italian Art, a Cold Spring (New York), ospita la sua prima personale museale in Nord America; nel 2026 il Museo Madre di Napoli presenta Essere è tessere, a cura di Mónica Amor e Carlos Basualdo. Oggi le sue opere sono conservate nelle collezioni del Centre Pompidou di Parigi, della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea GNAMC e della Quadriennale di Roma, del Mart di Rovereto, del Museo Madre di Napoli, dei Musei Civici e della Pinacoteca Nazionale di Cagliari, del MAN di Nuoro, del MUSMA di Matera e della Stazione dell'Arte di Ulassai.
