«La scultura è, ancor più della pittura (che, in termini generali, è limitata agli interni), un'arte pubblica e ciò mi pone subito di fronte al problema del rapporto fra l'artista e quella particolare forma di società che esiste in questo momento storico. Ci sono stati periodi che considererei modelli di società ideali, in cui il rapporto era semplice. La società aveva una struttura unificata, comunitaria o gerarchizzata e l'artista era un membro di tale società con un posto e una funzione ben definiti. C'era una fede universale e un intergioco riconosciuto fra autorità e funzione, che lasciava all'artista un compito ben definito e una posizione sicura. Sfortunatamente, oggi i nostri problemi non sono altrettanto semplici. Noi abbiamo una società frammentata, un'autorità che ha sede in luoghi precisi e la nostra funzione come artisti è quella che noi creiamo con il nostro lavoro. Noi viviamo in un'era di transizione, fra una struttura socio-economica che va dissolvendosi e un altro ordine socio-economico che non ha ancora acquistato forma definitiva. Come artisti, non sappiamo chi è il nostro committente: noi siamo individui alla ricerca di mecenati, che spesso sono altri individui, a volte organizzazioni di individui: un ente pubblico, un museo, una struttura educativa, a volte lo stato. Questa estrema diversità di mecenatismo esige, da parte dell'artista moderno, un'adattabilità o agilità che non era necessaria in una società unificata»

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«Il fatto che l'urbanista o il progettista possa iniziare senza alcun pensiero per l'artista a cui ricorrerà per abbellire il suo edificio dimostra quanto siamo lontani da quella concezione integrale delle arti che ha caratterizzato tutte le grandi epoche della storia. Ammettendo che tale collaborazione venga chiesta e data fin dall'inizio di una concezione architettonica, sono molte le considerazioni che lo scultore potrebbe far valere. Egli vorrà considerare sia le proporzioni esterne e i volumi interni in relazione alle dimensioni e allo stile della scultura: cioè, non la pura funzione decorativa della scultura in relazione alle qualità formali, ma anche la possibilità di funzioni utilitaristiche. Utilitarismo non è forse la parola giusta, ma io penso alle funzioni didattica e simbolica della scultura nell'architettura gotica, inseparabili dalla concezione architettonica. Lo scultore vorrà anche considerare i propri materiali in relazione a quelli utilizzati dal progettista, così da assicurare l'effettiva armonia dei contrasti di graniture e di colori, di fantasia e di utilità, potremmo dire di libertà e di necessità. Lo scultore ha forse ovvi diritti da far valere nella concezione e nell'esecuzione di un'opera d'arte composita e niente più di questo divorzio delle arti è sintomatico della nostra disunità, della nostra frammentazione culturale».

 

Henry Moore nel saggio Lo scultore nella società moderna, contenuto nel catalogo: Henry Moore. Gli ultimi 10 anni, ed. Skirà, 1995