Mel Ramos | Palazzo dei Sette : Orvieto

1 Luglio - 31 Dicembre 2001

Dopo il successo della mostra a Bologna, Franco e Roberta Calarota presentano l'arte di Mel Ramos nella splendida ed istituzionale cornice di Palazzo dei Sette a Orvieto. L'artista americano, appartenente alla prima generazione della Pop Art e celebre per le sue sensuali pin-up, propone un nucleo di 25 opere, alcune pensate appositamente per queste rassegne in Italia e dedicate al tema della bellezza. Su grandi tele, realizzate con una tavolozza di colori confetto volutamente kitsch, Ramos celebra un ideale di femminilità intrecciando figure mitologiche e bellezze dei giorni nostri: un "olimpo" che riflette valori e canoni estetici della nostra cultura di massa. L'artista attua una rivisitazione ironica e divertita della storia dell'arte contaminandola con il linguaggio dei mass media. Estrapolata dalle metamorfosi di Ovidio, Galatea, mitica sposa di Pigmalione, diventa per metà statua e per metà starlett, in una via di mezzo tra una scultura del Canova e il cinema sexy, posando disinibita secondo il repertorio della statuaria classica come in Galatea and Eros, Galatea and PanGalatea n.4 with lion. Altre figure si sdraiano su sigari, Hav-a-Havanna; si avvinghiano a bottiglie, Campari: You like it, it likes you; si stendono su piatti di dolciumi e di pesce, Caciucco CutieDonut DollRubarb Ruby; in pose ammiccanti da calendario. Sono figure tra parodia e desacralizzazione dell'immaginario collettivo, che utilizzano la citazione classica per analizzare con lucidità critica la storia del mito femminile, del bello ideale e della perfezione della forma. Mel Ramos contamina l'iconografia colta dell'arte moderna e quella patinata o pubblicitaria della contemporaneità per ironizzare sul plagio mediatico e sul mito dell'immagine, ma anche per mostrarci quanto la cultura di massa utilizzi l'arte come serbatoio di idee e di icone, decontestualizzandole e privandole del loro significato originario. Nella serie di opere su carta "The drawing lesson" la modella posa accanto al suo schizzo in un gioco di doppi sensi sulla bellezza e sulla libertà espressiva dell'arte in contrasto alle immagini impersonali e sempre uguali della pubblicità.