La mostra è accompagnata da una lettura critica di Matthieu Poirier, storico dell'arte e curatore delle mostre di arte moderna e contemporanea alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi.
La Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. presenta a Bologna una mostra dedicata a Louis Cane, dopo il successo che lo ha visto protagonista nella recente esposizione nella sede parigina della galleria. Questo secondo appuntamento conferma il rinnovato interesse critico e collezionistico per l’opera dell’artista francese, figura centrale della scena europea contemporanea, la cui ricerca continua a rivelarsi di straordinaria attualità. La mostra si concentra su due momenti chiave della sua produzione: gli esordi alla fine degli anni Sessanta, nell’ambito del movimento Supports/Surfaces, e la svolta degli anni Novanta, segnata da un rinnovato dialogo con la storia dell’arte e dalla produzione di un interessante corpus di sculture in ceramica.
Il percorso espositivo si apre con una selezione di celebri opere storiche, che testimoniano l’adesione di Cane ai principi di Supports/Surfaces, di cui è tra i membri fondatori. In questi lavori, l’artista analizza e decostruisce gli elementi fondamentali della pittura – supporto, superficie, gesto – liberandoli dalla funzione rappresentativa e ponendo al centro della ricerca il processo e la materialità dell’opera. La serie delle toiles e papiers découpées rappresenta uno dei momenti più radicali di questa indagine. Tagliando la tela e ricomponendola, Cane ne distrugge l’unità tradizionale e mette in evidenza la sua struttura fisica. Questo gesto non è solo formale, ma anche teorico: significa rifiutare l’idea del quadro come totalità chiusa e autonoma, per proporre invece una visione frammentaria e aperta. Le parti della tela acquistano una propria autonomia, e lo spazio tra di esse diventa altrettanto significativo quanto la materia dipinta. Il ciclo dei Sol/Mur approfondisce ulteriormente questa riflessione. Disporre le opere a terra o a parete non è una semplice scelta espositiva, ma un modo per ridefinire il rapporto tra pittura, spazio e spettatore. Destabilizzando le abitudini percettive, l'artista ci invita ad una fruizione più consapevole. Con la serie delle toiles tamponées, l’artista introduce una riflessione sul gesto e sulla ripetizione. L’uso di moduli e tamponi per applicare il colore elimina in parte l’espressività individuale, sostituendola con un procedimento sistematico e ripetitivo. Tuttavia, proprio in questa apparente neutralità emerge una nuova forma di sensibilità, legata alla variazione minima e alla percezione del tempo.
La mostra si sposta poi sugli anni Novanta, quando Cane inaugura una nuova fase della sua pratica, caratterizzata da un confronto diretto con i grandi maestri del passato. In mostra saranno presentate due tele dal titolo Peinture abstraite traditionnelle che reintrepatono il celeberrimo ciclo di Claude Monet dedicato alle Ninfee, sul quale Louis Cane inizia a riflettere nel 1994 proprio in occasione di una sua mostra personale al Musée de l'Orangerie, dove sono conservate i capolavori del pittore impressionista. Su questa stessa scia si inseriscono le sculture Ménines, ispirate all’opera di Diego Velázquez che aprono un importante focus della mostra dedicato alla produzione in ceramica.
La mostra si arricchisce infatti di sculture realizzate da Louis Cane in occasione della grande mostra che lo ha visto protagonista nel 1995 al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, realizzata in collaborazione con la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. e curata da Franco e Roberta Calarota. Oltre alle Ménines, completano il percorso le Veneri, che reinterpretano modelli arcaici di stampo etrusco, e le Altalene, opere che introducono nello spazio una dimensione dinamica e sospesa, ampliando ulteriormente la riflessione di Cane sul rapporto tra forma, equilibrio e percezione. Come per il colore, anche nella scultura Louis Cane mantiene la stessa attenzione quasi "analitica" per la materia, trattando la forma come un'esperienza tattile piuttosto che come un ideale da raggiungere. Sono sculture da guardare da vicino per coglierne sulla sua superficie ciò che resta del gesto: impronte, graffi, ispessimenti e irregolarità.
Analizzando più aspetti dell'arte di Louis Cane, la mostra offre una lettura articolata della sua pratica, mettendo in luce la coerenza e l’evoluzione di un artista capace di attraversare e rinnovare i linguaggi della contemporaneità.
Cenni biografici:
Membro fondatore del collettivo Supports/Surfaces (1969-1972) insieme a Claude Viallat, Daniel Dezeuze e Jean-Pierre Pincemin, Louis Cane (Beaulieu-Sur-Mer, 1943 - Monaco, 2024) ha incontrato presto il successo e il riconoscimento istituzionale. Le prime acquisizioni da parte del Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris risalgono al 1973 e le sue opere sono conservate nelle collezioni permanenti dei più importanti musei del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, il MoMA - Museum of Modern Art di New York, il Philadelphia Museum of Art e il Tel Aviv Museum of Art. Nel 1976 sono state organizzate mostre monografiche in Danimarca e in Canada, rispettivamente al Louisiana Museum e al Musée d'Art Contemporain de Montréal. L'anno successivo, nel 1977, il Centre Pompidou, inaugurato pochi mesi prima, ha ospitato la prima mostra personale a lui dedicata in Francia, confermando così il suo posto al centro dell'avanguardia e del movimento Supports/Surfaces, da cui sono tratte le serie presentate. Nello stesso anno, la Leo Castelli Gallery di New York gli dedicò una mostra. Nel 1978 ha tenuto una mostra personale all'Israel Museum di Gerusalemme e nel 1979 un'altra al Musée d'Art Moderne di Strasburgo. Nei decenni successivi, diverse mostre consolidarono lo status di Louis Cane e della sua opera, tra cui: la Fondazione Maeght a Saint-Paul de Vence (1983), il Museo di Tolone (1987), il Museo Civico di Belle Arti di Santander (1991), la Fondazione Deutsch Belmont a Losanna (1991), la Statengalerie dell'Aia (1992), il Museo d'Arte di Tel Aviv (1992), il Centre Pompidou (1992), il Musée de l'Orangerie di Parigi con la serie Nymphéas (1994) e il Museo d'Arte Moderna di Takaoka (1995). Ha inaugurato il nuovo secolo con una mostra del gruppo Supports/Surfaces al Museo d'Arte Contemporanea di Tokyo, seguita dal Museu de Arte Moderna di San Paolo (2000), dallo Shaanxi History Museum in Cina (2001) e dalla mostra collettiva "Recto Verso" alla Fondazione Prada di Milano (2015).
