A TEFAF Maastricht, vendite costanti riscrivono il canone in tempo reale

Le prime vendite hanno mostrato come i collezionisti stiano sempre più costruendo i loro possedimenti attraverso periodi e geografie differenti, abbracciando una visione più ampia della storia dell’arte.
Observer, Marzo 16, 2026

A TEFAF Maastricht, il mercato si muove in modo diverso. L'atmosfera spesso sembra più simile a quella di un museo che di una tipica fiera d'arte – pacata, reverenziale e contemplativa. Mesi prima dell'apertura, i curatori museali spesso hanno già studiato i cataloghi e gli elenchi di anteprima per identificare ciò che vogliono esaminare di persona. Camminando lungo i corridoi con i clienti ed i membri del consiglio di amministrazione, si fermano davanti ai lavori individuati, discutendo la loro qualità e silenziosamente costruiscono le basi per le acquisizioni con i loro consigli di amministrazione.Ormai sono poche le fiere che espongono range così ampi, dai marmi romani ai dipinti della Golden Age olandese, fino al design contemporaneo e ai gioielli, oltre alle antichità cinesi e agli artefatti dell'Oceania e dell'Africa. É una sorta di “centro museale”, dove secoli di produzione artistica coesistono.

Alla 36sima edizione della Fiera di Maastricht, l'umore generale che si percepisce è marcatamente e deliberatamente diverso dalla vibrazione veloce e transazionale tipica della fiera contemporanea. Detto questo, diversi commercianti hanno già concluso vendite entro i giorni dell'anteprima, anche se spesso devono aspettare i permessi per divulgare le informazioni alla stampa.

 

 

A TEFAF, è più comune che in altre fiere sentire gli italiani parlare tra i corridoi, visto che i commercianti italiani mantengono una presenza massiccia sia nella sezione degli Old Master che nella sezione post bellica e moderna, spesso attraverso imprese multigenerazionali. Una di queste è la storica galleria bolognese Galleria D’Arte Maggiore g.a.m., presenza abituale a TEFAF e in fiere come Art Basel, dove presenta spesso una selezione distintiva di Morandi e di altri maestri italiani del dopoguerra. Si tratta di nomi che, pur essendo meno visibili nel mercato statunitense, continuano a suscitare grande interesse in Italia, come dimostra la bellezza senza tempo di ispirazione etrusca delle opere di Massimo Campigli, maestro del Novecento nella rilettura delle forme classiche. Nelle prime ore era già in trattativa la sua monumentale Casa (1964), un tempo esposta nella villa di Saint-Tropez che Campigli costruì per sé con Gio Ponti. L’opera riflette la lunga collaborazione tra l’artista e Ponti, che invitò spesso Campigli a realizzare lavori per i suoi progetti architettonici, tra cui il celebre affresco eseguito tra il 1939 e il 1940 per il Palazzo Liviano dell’Università di Padova, progettato da Ponti nel 1934.

 

Altre vendite confermate nella metà del weekend includono lavori di Giorgio De Chirico, Berozzi & Casoni, Claudine Drai e Arman. All'apertura al pubblico della galleria, si sono avviate anche negoziazioni attive per due lavori di qualità museale: un surreale ed enigmatico dipinto dei Bagni misteriosi (1941) di De Chirico. Un motivo immaginario che svilupperà successivamente in un'iconica scultura pubblica per il Museo della Triennale di Milano, ed un significativo paesaggio di Giorgio Morandi proveniente dalla collezione di Emilio e Maria Jesi, che acquisì il dipinto direttamente dall'artista e fu tra i principali donatori dei lavori di Morandi alla Pinacoteca di Brera. È stato incluso nei primi sondaggi significativi dell'artista al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles (1950) e alla Kunsthalle di Berna (1965).

 

 

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