REPORTAGE DA MIART 2026, LA FIERA DELL'ARTE DI MILANO CHE QUEST'ANNO COMPIE 30 ANNI

L’omaggio ideale al jazz di Coltrane diventa metafora di una fiera che cerca libertà espressiva
Maria Chiara Valacchi, ELLE Decor, Aprile 17, 2026

Quando John Coltrane abbandona il vecchio jazz fatto di tecnica e ritmo per avvicinarsi a una dimensione più spirituale e libera, è già uno dei sassofonisti più celebri di tutti i tempi e ha collaborato con figure imprescindibili come Miles Davis, partecipando alla realizzazione di dischi fondamentali come Kind of Blue. È il 1963 e, come Bob Dylan due anni dopo introduce la chitarra elettrica nelle atmosfere folk e country, Coltrane immette una tensione spirituale nell’esecuzione virtuosa, guidando intere generazioni verso la scoperta del free jazz. Per i trent’anni di Miart, fiera caposaldo milanese, il curatore Nicola Ricciardi adotta il titolo New Directions, riferendosi a quel momento cruciale in cui Coltrane muta linguaggio, diventando un tutt’uno con la dimensione interiore. La natura stessa della fiera, giunta alla terza decade, dovrebbe dunque radicarsi nel cambiamento: nella volontà di svincolarsi dalle canonicità del sistema, sperimentare e trasformare manifestazioni commerciali come questa, aprendosi al nuovo e abbracciando uno spirito più autentico. Il cambiamento si manifesta innanzitutto nella sede: il South Wing di Allianz MiCo, in zona CityLife, una porzione della vecchia fiera sviluppata su tre piani e caratterizzata da una copertura a scaglie d’acciaio che richiama la schiena di un drago. Salendo le scale e varcando le porte del nuovo ingresso, il visitatore è accolto da un’area di relax e ristoro, seguita da una sezione dedicata alle principali riviste d’arte contemporanea.

 

L'arte contemporanea da non perdere a Miart

L’ultimo livello, quello superiore, è infine riservato alla sezione Established Anthology, che riunisce venti gallerie storiche selezionate. Un piano difficilmente raggiungibile e poco sponsorizzato nel percorso della manifestazione, che si configura come uno scrigno luminoso dall’ampio respiro installativo, grazie a soffitti più alti, spazi di percorrenza ampi e una disposizione dei booth che valorizza ogni singola opera esposta.

Qui troviamo [...] un trittico di opere della spazialista Dadamaino del 1965, un tempo introvabili e ambite, presentate da Galleria d’Arte Maggiore.

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