Una miart 2019 di alto livello. Ecco i 10 stand da vedere

Redazione, Finestre sull'Arte, April 5, 2019

L’edizione 2019 di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, è una delle migliori di sempre, se non la migliore in assoluto.

Partecipatissima, commenti positivi, pubblico internazionale, una parata di celebrities il giorno dell’anteprima, e soprattutto molti stand di qualità. Nel settore del moderno ci sono opere che starebbero benissimo esposte nei musei, e sul contemporaneo sono intervenute importanti gallerie internazionali che hanno portato, tra i corridoi di fieramilanocity, proposte aggiornate e di alto livello. Un ottimo lavoro, quello del direttore Alessandro Rabottini: tuttavia, per fare uno scatto in più in futuro, ci sarà da migliorare l’organizzazione degli spazi in fiera, la curatela di diversi stand (alcuni, forse troppi, caratterizzati da evidenti problemi di sovraesposizione: certo, le gallerie vanno alle fiere per vendere, ma l’effetto “banco del mercato” dovrebbe essere accuratamente evitato), la ricerca (su questa rivista siamo fermamente convinti che l’arte sia cultura oltre che mercato), la comunicazione verso il pubblico (sul sito web manca un ricco catalogo degli artisti esposti). Il giudizio complessivo è comunque positivo. E come ormai Finestre sull’Arte fa per le principali fiere, ecco l’attesa lista dei dieci stand da non perdere (e questa volta introduciamo anche quattro menzioni speciali), che presentiamo di seguito in rigoroso ordine alfabetico.

1. G.A.M. Galleria d’Arte Maggiore
La G.A.M. Galleria d’Arte Maggiore è protagonista della sezione Generations, quella che propone dialoghi tra due artisti di generazioni diverse (e in alcuni casi lontane). La galleria bolognese ha operato una selezione di opere di Giacomo Balla (Torino, 1871 - Roma, 1958), tra le quali spiccano gli imperdibili Gatti futuristi, che vanno in dialogo con i lavori di Richard Rezac (Nebraska, 1952) presentati da Isabella Bortolozzi.

Balla e Rezac allo stand di G.A.M. e Isabella Bortolozzi

 

2. Hauser & Wirth
C’era molta attesa per ciò che Hauser & Wirth, una delle più importanti gallerie del mondo, al debutto a miart, avrebbe portato alla fiera milanese. La galleria svizzera propone nel suo stand un solo show di Paul McCarthy (Salt Lake City, 1945): l’artista americano può piacere o non piacere, ma è uno dei protagonisti più riconosciuti della scena mondiale contemporanea e il pubblico milanese ha l’occasione di vedere un’interessante selezione di suoi lavori.

3. Horizont
Per la sezione Emergent abbiamo scelto Horizont, una galleria ungherese che porta in mostra due giovani artisti che lavorano coi linguaggi del digitale: Veronika Romhány e Mark Fridvalszki. Distopie, archeologia delle tecnologie digitali, atmosfere vagamente vaporwave in uno stand che non passa inosservato.

4. Lelong
Se Hauser & Wirth propone McCarthy, la galleria parigina Lelong & Co. risponde con un altro nome di spicco del panorama contemporaneo: David Hockney (Bradford, 1937). Le opere sono di qualità elevata e il solo show proposto dalla galleria francese è uno dei motivi per cui recarsi a miart.

5. Loom Gallery
Sono diversi i motivi per andare a vedere lo stand della galleria milanese Loom, a cominciare dalle opere di Paul Gees (Aalst, 1949), artista belga che Loom per prima ha portato in Italia. Ma in questo caso imperdibile è il breve ma denso dialogo tra le fotografie di Helmut Newton (Berlino, 1920 - West Hollywood, 2004) e quelle di Man Ray (Filadelfia, 1890 - Parigi, 1976), altro punto forte di miart. 

6. Office Baroque
Tra le opere a cui dedicare un po’ di tempo a miart, c’è la selezione di Terence Koh (Pechino, 1977) proposta dalla galleria Office Baroque, in arrivo da Bruxelles. In uno stand dalla linea minimalista che accanto a Koh propone un interessante mix di artisti emergenti e mid career.

7. Rizzuto
La palermitana Rizzuto propone un altro stand minimal, con un dialogo a tre: i sorprendenti paesaggi di Giuseppe Adamo (Alcamo, 1982), le sculture “naturali” di Jachym Fleig (Villingen-Schwenningen, 1970) e le vedute di Francesco De Grandi (Palermo, 1968) per avanzare una riflessione sul rapporto tra uomo e natura.

8. Russo
La Galleria Russo è tra le protagoniste della sezione Decades, che esplora la storia dell’arte del Novecento suddividendola per decenni. Russo si occupa degli anni Trenta e ci sono almeno due ragioni per recarsi allo stand: la piccola mostra su Duilio Cambellotti (Roma, 1876 - 1960) e lo straordinario confronto tra Adolfo Wildt (Milano, 1868 - 1931) e Medardo Rosso (Torino, 1858 - 1928).

9. Società di Belle Arti
Altro stand forte della sezione Decades, quello della Società di Belle Arti di Viareggio porta nomi importanti degli anni Dieci, da Nomellini a Soffici, da Rosai a De Pisis.

10. Z20
La galleria romana Z20 di Sara Zanin si presenta a miart con un solo show di Evgeny Antufiev (Kyzyl, 1986): l’artista russo trasforma lo stand in una specie di tempio esotico con la trovata probabilmente di maggior impatto tra quelle che si possono vedere alla fiera milanese.

Menzioni speciali Tra gli altri momenti da non perdere, ne citiamo quattro sempre in ordine alfabetico: lo stand di Campaiola con protagonisti del primo e secondo Novecento (una bella carta di Scipione, un elefante di Pino Pascali, uno straordinario Mafai e molto altro), quello della galleria Francisco Fino (se è vero che la scena portoghese è una delle più interessanti del mondo, quella proposta dalla galleria di Lisbona è una selezione buona per farsi un’idea), quello di Robilant + Voena (con una bella selezione di opere di Fontana che coprono gran parte della sua produzione) e quello di Thaddaeus Ropac (per il confronto tra Baselitz e Vedova).

 

 

 

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