Apre Art Basel Hong Kong. Ecco cosa andare a vedere: 5 appuntamenti da non perdere

Valentina Poli, Artribune, March 29, 2018

INAUGURA ART BASEL HK ALL’INSEGNA DELLE NOVITÀ, DEGLI AFFARI INTERESSANTI E DI QUALCHE POLEMICA…ECCO COSA ANDARE A VEDERE NELL’ARTWEEK DI HONG KONG: 5 APPUNTAMENTI DA NON PERDERE.

Si è aperta all’insegna delle polemiche la nuova edizione di Art Basel HK. L’ex direttore della fiera, Magnus Renfrew, lancerà infatti una fiera a Taipei Dangdai nel 2019. Una sfida? Stando a Renfrew ovviamente no. Certo prenderà la manifestazione di Hong Kong, per la quale ha lavorato, a modello – come ha confessato ad Artnews – senza però mettersi in competizione; fatto sta che lo sponsor sarà UBS, già main partner di Art Basel. Intanto martedì 27 marzo i riflettori si sono accessi su Hong Kong con quasi 250 gallerie provenienti da più di trenta paesi. Oltre ai colossi a livello mondiale, come Gagosian e White Cube, numerose sono anche le presenze italiane come: le milanesi Massimo De Carlo, Lia Rumma, Cardi e Francesca Minini, Alfonso Artiaco da Napoli, Continua da San Gimignano & around the world, Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. da Bologna, Franco Noero e Mazzoleni da Torino, Lorcan O’Neill da Roma e Tornabuoni da Firenze.
Gli affari? A gonfie vele, stando a quanto dichiarato dopo i primi giorni di booth. É stato reso noto che la Lévy Gorvy Gallery è riuscita a vendere un Willem de Kooning del 1975 per $35 milioni, appartenuto al fondatore di Microsoft e collezionista Paul Allen. Il compratore nel frattempo rimane ignoto. Ma cosa andare a vedere fino al 31 marzo, data in cui si chiuderà la kermesse? Ecco qualche tip da non perdere.

Da non perdere il nuovissimo H Queen’s di Hong Kong progettato da William Lim di CL3 Architects. Numerose le gallerie internazionali che hanno deciso di aprire la propria sede in questo grattacielo: non c’è però solo arte, ma anche ristoranti di lusso e luoghi di ristoro di ogni genere. Si parte con la galleria di David Zwirner e poi con Galerie Ora-Ora, Hauser & Wirth, la Pace Gallery, Pearl Lam Galleries e si conclude con Tang Contemporary Art e la Whitestone Gallery.

Alla White Cube un grande classico: l’artista inglese Antony Gormley presenta una serie di lavori  realizzati negli ultimi due anni. Nella mostra intitolata Rooting the Synapse, lo scultore espone la serie Rooter e per realizzarla parte dall’analogia anatomica individuata dal filosofo tedesco Johann Wolfgang von Goethe tra uomo e albero. Le opere ricordano la tipica struttura di un arbusto: un tronco per identificare il busto e delle ramificazioni per le braccia e gambe. Il materiale scelto è il ferro, elemento cardine e fondamentale della Terra.

Dopo tre anni ritorna una personale dell’artista cinese Ai Weiwei ad Hong Kong. Appena ricevuto il passaporto nel 2015 viaggiò verso l’isola di Lesbo in Grecia dove vide tantissimi immigrati che scendevano da un gommone, li riprese con il cellulare. Capì di essere come loro. Profugo ed errante per il mondo. Da questo legame emotivo e spirituale nacque nel 2016 l’installazione Law of the Journey, una barca gonfiabile, nera, lunga 16,4 m e larga 3,5 m con 61 persone a bordo. Questa grande struttura adesso è arrivata ad Hong Kong per Refutationalla Tang Contemporary Art e curata da Cui Cancan.

Per la prima volta l’artista americano George Condo arriva ad Hong Kong con una personale presso il Maritime Museum e in collaborazione con Skarstedt e Sprüth Magers, gallerie che lo rappresentano. Sono esposte cinque opere su carta e otto dipinti che daranno una panoramica del suo stile. La psiche umana e la citazione degli artisti passati sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano la ricerca dell’artista.

L’iconica opera di Robert Indiana Love viene esposta all’Asia Society ad Hong Kong. Una tappa obbligatoria per gli amanti del genere Pop. Ma sono presentate anche altre opere che dialogano con i lavori di otto artisti asiatici: Kutluğ AtamanCandy FactoryYoung-Hae Chang Heavy IndustriesChim PomHe AnHung Keung, Charwei Tsai Xu Bing. La mostra è stata curata da Miwako Tezuka e da Kaitlin Chan.

Robert Indiana, Love, 1966-99. Courtesy Galleria d’Arte Maggiore, Bologna. © Robert Indiana by SIAE 2016

 

 

 

 

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