Enrico Castellani (1930, Castelmassa – 2017, Celleno) è stato uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana ed europea del secondo Novecento. La sua ricerca ha ridefinito il concetto stesso di pittura, trasformando la superficie del quadro in uno spazio vivo, dinamico e tridimensionale. Attraverso le celebri Superfici, Castellani ha superato la tradizione pittorica informale, aprendo la strada a molte delle successive esperienze minimaliste, concettuali e ambientali internazionali.

 

Dopo una breve formazione tra arte e architettura in Belgio, rientrò a Milano alla fine degli anni Cinquanta, entrando immediatamente in contatto con il nucleo più avanzato della nuova avanguardia europea. Furono decisivi gli incontri con Piero Manzoni, Lucio Fontana e Agostino Bonalumi, così come il dialogo con gli artisti del gruppo ZERO, tra cui Yves Klein, Heinz Mack e Günther Uecker. In questi anni Castellani elaborò una poetica rigorosa e radicale, fondata sulla relazione tra luce, ritmo, spazio e percezione.

Il 1959 segnò una svolta fondamentale nella sua carriera e nella storia dell’arte italiana contemporanea. Insieme a Piero Manzoni fondò a Milano la galleria e rivista Azimut(h), uno dei centri propulsori della nuova avanguardia internazionale. Attorno ad Azimut(h) si sviluppò un dibattito artistico destinato a influenzare profondamente la cultura europea del dopoguerra, coinvolgendo artisti e intellettuali come Jasper Johns, Robert Rauschenberg e Yves Klein.

 

Nello stesso anno Castellani realizzò le prime Superfici, opere monocrome ottenute attraverso la tensione della tela su strutture chiodate retrostanti. Le estroflessioni creavano variazioni luminose e ritmi spaziali che trasformavano il quadro in un organismo vibrante, sospeso tra pittura, scultura e architettura. Queste opere, quasi sempre bianche, divennero immediatamente una delle immagini più innovative dell’arte europea degli anni Sessanta e consacrarono Castellani come figura centrale della ricerca minimale internazionale.

 

Nel corso degli anni Sessanta la sua notorietà assunse una dimensione internazionale. Partecipò alle più importanti rassegne dedicate alla nuova arte europea, dialogando con i movimenti cinetici, programmati e neoconcreti. Espose allo Stedelijk Museum Amsterdam nella storica mostra Nul, prese parte alla celebre esposizione The Responsive Eye al MoMA - Museum of Modern Art di New York nel 1965 e fu invitato più volte alla Venice Biennale, dove ricevette nel 1966 il Premio Gollin. Nello stesso anno tenne la sua prima personale americana presso la Betty Parsons Gallery di New York. Partecipò inoltre a Documenta 4 a Kassel, una delle manifestazioni più prestigiose dell’arte contemporanea internazionale.

Accanto alle Superfici, Castellani sviluppò ambienti e installazioni immersive che ampliavano il rapporto tra opera e spazio. Anche quando negli anni Settanta si trasferì a Celleno, lontano dai principali circuiti mondani, continuò con assoluta coerenza il proprio lavoro, sperimentando nuovi materiali come l’alluminio senza mai abbandonare il tema centrale della superficie ritmica e luminosa.

 

Con il passare dei decenni, Castellani venne riconosciuto come uno dei più grandi artisti italiani del Novecento. La sua influenza fu determinante per la ricerca minimale europea e per numerose generazioni di artisti successivi. Nel 2010 ricevette il prestigioso Praemium Imperiale, diventando il primo artista italiano a ottenere questo riconoscimento, conferma definitiva della sua rilevanza internazionale.

 

Numerose le grandi retrospettive dedicate alla sua opera, tra cui quelle presso  Kettle's Yard a Londra (2002), il Pushkin Museum (2006), Fondazione Prada (2011), il Pushkin Museum (2006), la Peggy Guggenheim Collection (2013). Altrettanto rilevanti sono le esposizioni a cui ha partecipato nel corso della sua carriera, fra cui Museum of Modern Art di Tokyo (1969), Institute of Contemporary Arts di Londra (1974), la Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino (1977), Palazzo delle Esposizioni di Roma (1981), Musée National d'Art Modern di Parigi (1981), Museu de Belas Artes a Funarte, Rio de Janeiro (1989), Castello di Rivoli a Torino (1994), Palazzo Reale a Milano (2007), per citarne alcune.

Le opere di Castellani sono oggi conservate nelle più importanti collezioni museali del mondo, tra cui il MoMA - Museum of Modern Art di New York, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Centre Georges Pompidou, la Fondazione Prada, la Peggy Guggenheim Collection a Venezia e la GNAMC - Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La sua ricerca resta oggi una delle esperienze più radicali e influenti dell’arte europea del dopoguerra.