Quando John Coltrane abbandona il vecchio jazz fatto di tecnica e ritmo per avvicinarsi a una dimensione più spirituale e libera, è già uno dei sassofonisti più celebri di tutti i tempi e ha collaborato con figure imprescindibili come Miles Davis, partecipando alla realizzazione di dischi fondamentali come Kind of Blue. È il 1963 e, come Bob Dylan due anni dopo introduce la chitarra elettrica nelle atmosfere folk e country, Coltrane immette una tensione spirituale nell’esecuzione virtuosa, guidando intere generazioni verso la scoperta del free jazz. Per i trent’anni di Miart, fiera caposaldo milanese, il curatore Nicola Ricciardi adotta il titolo New Directions, riferendosi a quel momento cruciale in cui Coltrane muta linguaggio, diventando un tutt’uno con la dimensione interiore. La natura stessa della fiera, giunta alla terza decade, dovrebbe dunque radicarsi nel cambiamento: nella volontà di svincolarsi dalle canonicità del sistema, sperimentare e trasformare manifestazioni commerciali come questa, aprendosi al nuovo e abbracciando uno spirito più autentico. Il cambiamento si manifesta innanzitutto nella sede: il South Wing di Allianz MiCo, in zona CityLife, una porzione della vecchia fiera sviluppata su tre piani e caratterizzata da una copertura a scaglie d’acciaio che richiama la schiena di un drago. Salendo le scale e varcando le porte del nuovo ingresso, il visitatore è accolto da un’area di relax e ristoro, seguita da una sezione dedicata alle principali riviste d’arte contemporanea.
L'arte contemporanea da non perdere a Miart
L’ultimo livello, quello superiore, è infine riservato alla sezione Established Anthology, che riunisce venti gallerie storiche selezionate. Un piano difficilmente raggiungibile e poco sponsorizzato nel percorso della manifestazione, che si configura come uno scrigno luminoso dall’ampio respiro installativo, grazie a soffitti più alti, spazi di percorrenza ampi e una disposizione dei booth che valorizza ogni singola opera esposta.
Qui troviamo [...] un trittico di opere della spazialista Dadamaino del 1965, un tempo introvabili e ambite, presentate da Galleria d’Arte Maggiore.
