La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. presenta una mostra dedicata a Mattia Moreni (1920–1999), tra gli artisti più anticonvenzionali del dopoguerra, focalizzata sull’ultima fase della sua produzione: il ciclo degli Umanoidi, in cui l’artista anticipa con straordinaria lucidità le trasformazioni antropologiche generate dall’avvento dell’era informatica. L’omaggio prende vita nella sede parigina della galleria, riportando nella capitale francese l’opera di Moreni, che qui visse per un decennio a partire dal 1956 su suggerimento di Michel Tapié e che qui vide consacrarsi il proprio successo internazionale. Riproporre oggi il ciclo degli Umanoidi proprio a Parigi significa ristabilire un dialogo ideale con quel contesto culturale che accolse e valorizzò precocemente la portata innovativa del suo linguaggio. Le opere selezionate in mostra restituiscono la visione pittorica inquieta e profetica di Moreni, capace di cogliere le tensioni tra umano e tecnologia ben prima della loro piena manifestazione contemporanea.
Nel ciclo degli Umanoidi, realizzato tra il 1995 e il 1999, Mattia Moreni sviluppa una delle riflessioni più radicali e visionarie della sua ricerca. Le figure che abitano queste opere appaiono come organismi mutanti, sospesi tra corpo biologico e dispositivo tecnologico, attraversati da segni, scritte, innesti e deformazioni che trasformano la pittura in un territorio di tensione continua. Moreni intuisce con straordinario anticipo la rivoluzione percettiva e antropologica destinata a essere prodotta dall’avvento del computer: una trasformazione capace di modificare non soltanto gli strumenti della comunicazione, ma la struttura stessa dello sguardo e del pensiero. Come la stampa a caratteri mobili e l’invenzione della prospettiva nel Rinascimento ridefinirono simultaneamente il modo di trasmettere il sapere e di vedere il mondo, così la rivoluzione digitale inaugura per Moreni una nuova epoca della percezione, destinata a cambiare profondamente il rapporto dell’uomo con la realtà, con il corpo e con l’immagine. Questa consapevolezza emerge con chiarezza anche nelle parole che l’artista integra sulla tela L'avanguardia e l'elettronica in avanzata... (1995): "L'elettronica in avanzata ci impedirà di riconoscere i detti artisti che lavoreranno con computer, con un'altra mente, per un altro guardare: la rivoluzione della vita senza idealità. PERCHÉ?".
Attraverso una pittura gestuale, aggressiva e fortemente materica, Moreni costruisce immagini di straordinaria energia espressiva, nelle quali convivono ironia, inquietudine e critica socio-culturale. Gli Umanoidi incarnano una condizione di progressiva regressione della specie che Moreni teorizza in alcuni volumi che contengono i suoi monologhi quali L'ignoranza fluida (1979) e L'assurdo razionale perché necessario (1989): l’evoluzione tecnologica sembra procedere parallelamente a una perdita di coscienza, sensibilità e identità. In queste opere la tecnologia appare come forza ambigua che altera l’umano e ne accelera la deriva. La pittura diventa così strumento di indagine esistenziale, capace di registrare con sorprendente intuito le contraddizioni della contemporaneità e il rischio di una trasformazione irreversibile dell’uomo.
Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l'artista non ha vissuto, l'onnipresenza attuale dei social network, la diffusione delle intelligenze artificiali, il generalizzato smarrimento informativo, l'attualità di questa ultima serie si impone con forza singolare. Le domande che Moreni poneva dal suo studio di Brisighella sono esattamente quelle che la nostra epoca affronta: cosa resta dell'umano quando la macchina pensa, crea e decide al suo posto? La sua opera non è un avvertimento giunto dal passato, è uno specchio teso al presente.
