La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. presenta nella sede di Parigi la mostra “Mise en scène” di Marco Palmieri. L'eposizione - a cura di Carlotta Testori - indaga il rapporto tra arte e architettura, tra spazio e percezione, tra contenitore e contenuto dove protagonista è la costruzione scenica ottenuta attraverso la fotografia, il disegno, l'acquarello, ma anche la riproduzione di modelli. La scelta di Parigi, città da sempre sensibile al teatro e alla sua capacità di trasformare lo spazio in racconto, offre un contesto fertile per la ricerca di Palmieri, che trasfigura luoghi esistenti e immaginari in veri e propri palcoscenici. Nelle sue opere emerge una concezione dello spazio non come contenitore neutro, ma come elemento attivo dell'esperienza percettiva, capace di partecipare alla meraviglia dell'arte, un luogo reale che diventa anche una dimensione mentale plasmata dal colore e dall'uso sapiente della luce. Elementi che riportano all'esperienza vissuta da Palmieri accanto a Ettore Sottsass, maestro che ha profondamente influenzato la sua formazione e contribuito a sviluppare una concezione del colore come pigmento, simbolo e linguaggio.
Personalità poliedrica, artista, architetto, Marco Palmieri in questa mostra parigina, curata d a Carlotta Testori, si focalizza sul tema della messa in scena. Geometrie, architetture, luci, ombre e presenze vengono orchestrate secondo una precisa regia visiva, lasciando spazio al coup de théâtre: un elemento inatteso, una luce o un’ombra capace di modificare improvvisamente la percezione dello spazio e rivelarne la sua natura artificiosa, costruita.
Palmieri si affida alla raffinata tecnica dell'acquerello ma proprio quando siamo portati a pensare che questa sia l'unica sperimentazione, un altro gesto teatrale ci investe. Accanto ai puri acquarelli, Palmieri crea anche degli ambienti tridimensionali, dei veri e propri set in carta d'acquerello dipinti, che vengono successivamente fotografati, trasformando lo spazio reale in immagine e introducendo un nuovo livello di rappresentazione.
Il percorso espositivo si articola come in una “scatola magica”, il punto di partenza sono immagini e architetture appartenenti alla memoria collettiva, di cui l’artista riconosce la storia e l’identità per poi reinterpretarle come un sapiente regista. Spiccano gli omaggi a Palazzo Te – protagonista di un recente ciclo di lavori e di una mostra ospitata all’interno dello stesso palazzo mantovano, straordinario esempio di villa rinascimentale suburbana manierista ideata e realizzata da Giulio Romano – e le piazze metafisiche di Giorgio de Chirico, fatte di torri e architetture mentali. Gli elementi geometrici che Palmieri ama inserire nelle sue opere si muovono da una parete all'altra della galleria, prendono spazio e creano costellazioni che si combinano in variazioni continue. In fondo alla sala, un'immagine luminosa appare come un portale verso uno spazio ulteriore: una dimensione indefinita e immateriale, aperta all’infinito.
Addentrandosi nell'esposizione lo sguardo si fa più ravvicinato e meditativo con forme e architetture create dall'immaginazione di Palmieri, come attraverso una lente d'ingrandimento che ci porta ad osservare alcune singole relazioni, per condurre lo sguardo dello spettatore a concentrarsi
sull'azione che sta accadendo in quel luogo. Le apparizioni sulla scena che abitano queste architetture, indipendentemente dalla loro rinomanza, assumono un valore archetipico: evocano possibilità universali dell’esperienza umana, oltre il tempo e la cultura specifica.
Con la sua ricerca in continuo passaggio tra realtà e rappresentazione, Marco Palmieri costruisce così spazi di interpretazione che chiamano lo spettatore a partecipare e a confrontarsi con ciò che vede e con ciò che immagina, tra presenza e lontanaza.
Note biografiche:
Marco Palmieri, nasce a Napoli nel 1969. Architetto di formazione, dopo esperienze
lavorative a Parigi e a Dublino, rientra in Italia, a Milano, diventando uno degli ultimi collaboratori di Ettore Sottsass. Nel suo percorso creativo mantiene un approccio interdisciplinare tra arte, architettura, fotografia e allestimenti museali.
Nel 2008 inaugura la sua prima mostra di acquerelli presso la Galleria Antonia Jannone di Milano. Seguono diverse mostre personali: a Parigi presso la Galerie du Jour d’agnès b., a Napoli al Castel dell’Ovo, ad Art Basel Miami nella Collectors Lounge di Sanlorenzo Yacht, a Parigi con l’Œvre d’Honneur presso l'Istituto Italiano di Cultura, a Mantova nella Camera delle Cariatidi di Palazzo Te.
Partecipa inoltre a numerose mostre collettive in musei pubblici e gallerie private, tra cui quelle presso la GNAMC - Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Triennale di Milano, il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, Villa Belgiojoso a Merate (LC), la Galleria Studio La Città di Verona, lo spazio Assab One e Paola Sosio Contemporary Art di Milano.
Da anni si occupa del disegno di diversi allestimenti museali per Istituzioni fra cui: la Pinacoteca Agnelli a Torino, il Museion di Bolzano, il MASI di Lugano e la Fondation Louis Vuitton a Parigi.
Hanno scritto testi di presentazione delle sue mostre: Ettore Sottsass, André Magnin, Antonio Calbi, Elena Pontiggia, Giacinto Di Pietrantonio, Denis Curti, Marco Vallora, Angela Madesani, raggiungendo così un pubblico sempre più ampio di critici e collezionisti che seguono da vicino il suo lavoro.
