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Paris | GIORGIO MORANDI. Un luogo dell'infinito: in dialogo con Josef ALBERS, Lucio FONTANA, Ettore SPALLETTI, Lee UFAN

Prossimo exhibition
6 Ottobre - 5 Novembre 2026
  • Panoramica
  • Opere
  • Foto esposizione
Copy right Maggiore g.a.m | Giorgio Morandi all rights reserved
Copy right Maggiore g.a.m | Giorgio Morandi all rights reserved
Vedi le opere

«Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi sgomenta» - Blaise Pascal

Estraneo, ma non indifferente Morandi ha attraverso indenne i grandi cambiamenti dell'arte di ieri e di oggi per fare arrivare a noi una pittura che stupisce per la sua grande attualità. «Tacitamente fedele a se stessa benché diversa, attraverso variazioni impercettibili in superficie e considerevoli nella sostanza», la pittura di Morandi avanza così nel tempo e sembra tendere la mano al 1987, alla mostra monografica voluta da Madame Chirac all'interno dell'Hotel de Ville di Parigi in cui ci si interrogava già all'epoca sulla sua capacità di essere sempre attuale. Una "condizione Morandi" evidente allora e confermata oggi che la Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. ha deciso di indagare in questa mostra nella sede di Parigi riproponendo alcuni dei dialoghi con artisti contemporanei o del dopoguerra fino a qui proposti. Le tele di Morandi si trovano così in dialogo con le opere di Lee Ufan, Josef Albers, Ettore Spalletti e Lucio Fontana.

 

La mostra è in contemporanea all'uscita del volume «Giorgio Morandi. Mark Rothko» edito dalla Fondazione Calarota e da Dario Cimorelli Editore.

 

L'attualità dell'opera di Morandi così come descritta nel testo di apertura della mostra all'Hotel de Ville di Parigi del 1987, è il punto di partenza di questa esposizione. Nonostante siano passati 40 anni da quell'iconica mostra, realizzata in collaborazione con la città di Bologna, il testo scritto da Franco Solmi ci riporta a una querelle ancora aperta e cioè indagare il segreto di un'arte che ha attraversato e continua ad attraversare indenne tutti i grandi cambiamenti di ieri e di oggi. Fedele allo spirito di uno dei pensatori più amati da Morandi stesso, il suo Pascal che scrive: «non ci teniamo mai al tempo presente, anticipiamo l'avvenire troppo lento a venire, quasi per affrettarne il corso; oppure richiamiamo il passato per fermarlo, come troppo veloce», la Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. si pone l'ambizioso obiettivo di indagare il segreto di tale attualità, riproponendo in questa mostra parigina alcuni dialoghi con artisti contemporanei o del dopoguerra e svelando l'inedito confronto «Giorgio Morandi. Mark Rothko» l'ultima grande intuizione di Franco Calarota, oggi approfondita in un volume che vanta la partecipazione di importanti studiosi e istituzioni come la National Gallery di Washington D.C. e la Fondazione Rothko, nella persona di Christopher Rothko.

 

Protagoniste le tele di Morandi a partire da una Natura morta accostata a Ettore Spalletti. Un incontro sviluppato nella mostra del 2014/2015 all'interno della Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. nella storica sede di Bologna, dove il pittore contemporaneo decise di ridipingere le pareti della galleria di un tenue color crema, trasformando l’allestimento in un’installazione di arte totale, dove le sue opere e quelle di Morandi creano un’unica atmosfera sospesa. Il risultato è un’esperienza immersiva, descritta da Francesco Bonami come un “duetto fra due soprani. Leggerezza e potenza” e una mostra entrata in numerosi libri di storia dell’arte. 

 

Si prosegue poi con una Natura morta del 1941 di particolare importanza storica perché proveninete dalla collezione di Francesco Arcangeli (storico dell'arte amico di Morandi) e recentemente esposta a Palazzo Reale a Milano, messa in relazione con le pennellate di Lee Ufan. Una mostra da noi proposta nel 2017 a The Armory Show di New York, dove il dialogo tra le tele si manifesta in «ogni soggetto studiato con meditazione, ogni pennellata considerata con intimità, ogni composizione progettata con meticolosità» e dove emerge un punto d’incontro tra una figurazione che tende verso l’astrazione e un’astrazione che si fa meticolosa impronta pittorica. 

 

Una terza Natura morta la cui costruzione si addensa in blocchi, sarà poi accostata a un altro dialogo intuito da Franco Calarota, quello con Josef Albers che nella sua serie Homage to the Square riprende con la stessa ostinazione seriale di Morandi con le bottiglie e gli oggetti, il tema del quadrato per approcciare l'importanza del colore non solo nella costruzione del loro universo pittorico, ma anche nella sua stessa capacità intrinseca di definire forme e spazi su piani diversi.

 

L'ultimo dialogo proposto in mostra si concentra sulla luce che Morandi sa materializzare nelle sue opere e quella che passa dagli squarci dei Tagli di Lucio Fontana, un confronto esplorato per la prima volta da Maria Cristina Bandera nella mostra alla CAMeC di La Spezia nel 2025 e che nella sua vicinanza concettuale ricalca quello da noi proposto con Josef Beuys nel 2022 dove se per Morandi si tratta «di stringere le maglie del linguaggio pittorico fino a fenomenizzare l’invisibile» per Fontana, così come per Beuys, è il gesto che vuole aprire «un varco verso l’infinito, un passo irreversibile verso la libertà dell’arte». 

 

Scrive Franco Solmi nel testo di introduzione della mostra del 1987 all'Hotel de Ville:

«le immagini emblematiche di Morandi sembrano fissarsi al centro pericoloso, o ai confini di un tema diffuso di rivolta, di un rifiuto insinuante e ormai un po’ più rumoroso del sistema dei codici che oggi sono giunti a minacciare la sostanza segreta dello stile individuale [...] Se l’immagine pittorica di oggi, e forse di un ipotetico domani, riuscisse davvero a riconoscersi diversa benché fedele a se stessa, potrebbe rivelarsi uno dei rari strumenti di resistenza contro i conformismi infiniti che connotano l’immaginario, anche estetico, dell’era elettronica. Trasgressione e resistenza, non negazione assoluta, perché l’arte, e in particolare quella di Giorgio Morandi, può esistere, durare nel tempo e al di fuori del tempo della cronaca, ma soltanto per fondare la propria modernità, il proprio presente imprescindibile. Morandi è infatti il pittore nel quale, forse più chiaramente che in qualunque altro, sono state messe in evidenza e ricomposte nell’unità inquieta ma salda di uno stile personalissimo le tensioni brucianti e le dialettiche formali. [...] Questa posizione è quasi insostenibile e spesso minacciata. Ma si può ben verificare nell'arte, se è vero, come in questo caso, che una "condizione Morandi" è esistita in ogni momento della storia ed esiste ancora, almeno come aspirazione dell’uomo, in particolare dell’uomo-artista, all’espressione totale – insomma alla creazione [...] l’interrogativo sul significato della presenza e del distacco, dell’attualità e dell’inattualità dell’opera morandiana torna a porsi, ancora una volta, immutabile, come un dilemma iniziato da sempre e che si prolunga: quasi un discorso su cose amate o odiate da lungo tempo, che affascina sottilmente o avvelena lentamente. [...] L’opera del solitario di via Fondazza è certamente il simbolo di un’universalità moderna, che forse non è perduta nelle aspirazioni umane, ma è irrimediabilmente minacciata — l’unica che il nostro secolo possa immaginare: tradurre in immagini. [...] Per Morandi la pittura era allora più che mai un luogo dell’infinito, di un tempo senza presente. » 

 

Per la tela di Lee Ufan in mostra si ringrazia la Galleria Lorenzelli di Milano.

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