A Parigi Giorgio Morandi dialoga con Albers, Fontana, Spalletti e Lee Ufan, mentre Artissima riunisce Giosetta Fioroni e Mattia Moreni. Dall'ingresso delle opere di Claudine Drai nella collezione del Centre Pompidou alla prossima mostra di Marco Palmieri, prende forma un modello di galleria che lega valorizzazione del Novecento, produzione culturale e mercato europeo.
Da Giorgio Morandi a Lucio Fontana, da Giosetta Fioroni a Mattia Moreni, fino alle ricerche contemporanee di Claudine Drai e Marco Palmieri. La Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. di Bologna attraversa una stagione di intensa attività tra Italia e Francia, sviluppando un programma che mette in relazione i protagonisti storici del Novecento con artisti di generazioni e linguaggi differenti. Mostre, pubblicazioni, partecipazioni fieristiche e collaborazioni istituzionali compongono un percorso attraverso il quale la galleria consolida la propria presenza nel sistema internazionale dell'arte.
Fondata nel 1978 da Franco e Roberta Calarota, e oggi diretta da Alessia Calarota, Maggiore g.a.m. ha costruito nel corso di quasi cinquant'anni un'identità legata alla conoscenza e alla valorizzazione dell'arte moderna italiana, con particolare attenzione a Giorgio Morandi e Giorgio de Chirico. Una specializzazione progressivamente ampliata attraverso progetti dedicati alle relazioni tra pittura, scultura, design e architettura, che ha trovato una nuova dimensione internazionale con l'apertura della sede di Parigi nel 2024. È proprio nella capitale francese che si concentra una delle iniziative più significative dell'attuale programmazione. «Giorgio Morandi. Un lieu de l'infini», prorogata fino al 28 novembre, propone un confronto tra le nature morte del pittore bolognese e le opere di Josef Albers, Lucio Fontana, Ettore Spalletti e Lee Ufan, affiancate da omaggi di Arman, Bertozzi & Casoni, César e Dadamaino.
Il progetto riprende una riflessione che attraversa da decenni il lavoro della galleria: comprendere come l'opera di Morandi, apparentemente concentrata su un repertorio limitato di soggetti, abbia continuato a dialogare con le principali trasformazioni del linguaggio artistico contemporaneo. Il riferimento storico è la grande esposizione parigina del 1987 all'Hôtel de Ville, organizzata su iniziativa di Bernadette Chirac, quando Franco Solmi individuava nella cosiddetta «condizione Morandi» la capacità dell'artista di mantenere una costante attualità, attraversando le trasformazioni dell'arte senza perdere la propria autonomia espressiva. Quella riflessione torna oggi attraverso accostamenti che interrogano la luce, lo spazio, il colore e la serialità. Il dialogo con Ettore Spalletti, già sviluppato dalla galleria a Bologna nel 2014-2015, mette in relazione la ricerca tonale di Morandi con una pittura capace di trasformare il colore in esperienza spaziale. Il confronto con Lee Ufan, proposto anche a The Armory Show di New York nel 2017, individua invece affinità nell'essenzialità del gesto e nella concentrazione dello sguardo. Particolarmente significativa è la presenza di una Natura morta del 1941 proveniente dalla collezione dello storico dell'arte Francesco Arcangeli.
In Josef Albers emerge il tema della ripetizione come metodo di indagine pittorica: i quadrati dell'artista tedesco-americano e gli oggetti quotidiani di Morandi diventano strumenti attraverso i
quali esplorare le relazioni tra forme, colori e percezione. Con Lucio Fontana, il confronto si sposta sulla possibilità di rappresentare uno spazio che supera i confini della superficie pittorica. La mostra parigina accompagna inoltre la pubblicazione del volume Giorgio Morandi. Mark Rothko, edito dalla Fondazione Calarota e da Dario Cimorelli Editore, che sviluppa un ulteriore confronto tra due protagonisti fondamentali della pittura del Novecento, con contributi legati anche alla National Gallery of Art di Washington e alla Fondazione Rothko. Il lavoro su Morandi costituisce così un elemento di continuità nella strategia culturale della galleria, attraverso il quale una figura centrale della modernità italiana viene riletta in una prospettiva internazionale. La scelta di costruire esposizioni attorno a relazioni storico-artistiche, anziché limitarsi alla presentazione monografica dei singoli autori, caratterizza ormai stabilmente l'attività di Maggiore g.a.m. Un indirizzo riconoscibile anche nelle mostre realizzate negli ultimi anni, dai confronti tra Morandi e Joseph Beuys ai progetti dedicati a Massimo Campigli e alla civiltà etrusca, fino alla mostra su Gio Ponti e la casa italiana, organizzata a Parigi in collaborazione con l'Archivio Gio Ponti. La relazione tra arti visive, architettura e arti decorative amplia il campo di ricerca della galleria, inserendo il moderno italiano in una storia culturale più articolata.
A Torino, intanto, Maggiore g.a.m. partecipa ad Artissima 2026 con un progetto dedicato a due personalità differenti del secondo Novecento italiano: Giosetta Fioroni e Mattia Moreni. Nello stand 5 del corridoio Light Blue, il confronto ruota attorno alla rappresentazione della figura umana, alla memoria e alla trasformazione dell'immagine. Da una parte gli Argenti di Fioroni, nei quali fotografia, pittura e cultura visiva di massa si incontrano in immagini sospese tra autobiografia e memoria collettiva. Dall'altra gli Umanoidi di Moreni, realizzati nell'ultima fase della sua carriera, che affrontano con un linguaggio visionario e provocatorio le trasformazioni dell'essere umano nell'epoca delle macchine e dell'informatica. L'interesse per Moreni si inserisce in un percorso espositivo sviluppato tra Bologna e Parigi. Nel 2025 la galleria gli ha dedicato una mostra nel capoluogo emiliano, rileggendo la sua ricerca anche attraverso gli scritti di Italo Calvino; nel 2026 ha presentato nella sede francese Un altro guardare, concentrata proprio sul ciclo degli Umanoidi. Fioroni è stata invece protagonista a Bologna della mostra Il futuro è uscito dal passato, organizzata in collaborazione con la Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni. Questi progetti testimoniano l'attenzione verso artisti che hanno occupato posizioni importanti nella storia del Novecento, ma la cui produzione continua a offrire possibilità di ricerca e rilettura critica. Il loro riposizionamento all'interno del dibattito contemporaneo rappresenta anche un tema di mercato, in un settore nel quale le nuove interpretazioni storico-artistiche possono contribuire a rinnovare l'interesse del collezionismo.
Accanto ai protagonisti storicizzati, la galleria sviluppa un'attività rivolta ad artisti contemporanei, lavorando sulle opportunità di riconoscimento istituzionale e sulle relazioni con altri settori della produzione culturale. È il caso di Claudine Drai, artista francese la cui ricerca si concentra sulla leggerezza della materia, sulla luce e sulla trasformazione della carta in forme scultoree. Nel dicembre 2024 un nucleo di suoi lavori è entrato nelle collezioni del Centre Pompidou, attraverso un progetto di acquisizione sostenuto da collezionisti e accompagnato dal lavoro di promozione della galleria. Un passaggio significativo per il riconoscimento istituzionale dell'artista, la cui opera era già stata oggetto di un film realizzato da Wim Wenders, Présence, presentato anche a Venezia e successivamente al museo parigino. La ricerca di Drai ha trovato ulteriori interlocutori nel mondo del lusso francese.
L'esperienza mostra come le relazioni tra gallerie, grandi imprese e istituzioni culturali costituiscano oggi uno dei terreni di sviluppo del mercato contemporaneo. Le collaborazioni con i marchi del
lusso possono ampliare le possibilità produttive e la visibilità degli artisti, mentre il loro valore culturale si misura soprattutto nella capacità di sostenere ricerche autonome e di favorirne una circolazione duratura. A dicembre la sede parigina aprirà invece un nuovo capitolo con «Mise en scène» di Marco Palmieri, in programma dal 1° dicembre 2026 al 9 gennaio 2027, a cura di Carlotta Testori. La mostra indagherà il rapporto tra arte e architettura attraverso fotografie, disegni, acquerelli e modelli, sviluppando una riflessione sullo spazio come costruzione visiva e mentale. La ricerca di Palmieri porta con sé l'esperienza maturata accanto a Ettore Sottsass, fondamentale per la sua concezione del colore, della forma e della relazione tra oggetto e ambiente. Il progetto si inserisce così nella linea interdisciplinare già sviluppata dalla galleria, attraverso la quale la storia dell'arte moderna incontra il design e la progettazione dello spazio. La dimensione internazionale di Maggiore g.a.m. si affianca infine a un lavoro che conserva solide radici italiane. A Bologna, dove la galleria mantiene la propria sede storica, si sviluppano mostre e attività di ricerca; a Venezia, attraverso ACP Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota, aperto nel 2019, la famiglia ha costruito una piattaforma dedicata a progetti espositivi e collaborazioni culturali.
