Giosetta Fioroni (Roma, 1932) nasce in una famiglia di artisti: il padre scultore e la madre marionettista. Fondamentali, per la sua opera, sono le esperienze maturate nel clima romano degli anni Cinquanta, all'Accademia di Belle Arti - dove segue i corsi tenuti da Toti Scialoja - e la vicinanza con Alberto Burri, Afro, Willem De Kooning e Cy Twombly.
Anche l'ambiente familiare, secondo la stessa Fioroni, ha un ruolo rilevante nella sua carriera di artista eclettica e sperimentatrice.
Giovanissima, partecipa alla Quadriennale di Roma del 1955 e, l'anno seguente, alla XXVIII Biennale di Venezia, ma il vero esordio avviene nel 1957 con la personale alla Galleria Montenapoleone di Milano, presentata da Emilio Vedova.
Tra il 1957 e il 1963 trascorre lunghi periodi a Parigi, in un contesto animato dai Nouveaux Réalistes e dalle mostre organizzate dalla galleria di Ileana Sonnabend, che introduce artisti americani, europei e italiani, tra cui Jim Dine, Mario Schifano e Michelangelo Pistoletto. L'artista lavora nello studio di Tristan Tzara, espone al Salon des Réalités Nouvelles e in Germania al Museo di Leverkusen, senza perdere i contatti con Roma dove nel 1961 espone con Umberto Bignardi alla Galleria La Tartaruga.
Definita da Alberto Boatto la first lady della Pop art italiana, all'inizio degli anni Sessanta Giosetta Fioroni è l'unica esponente femminile del movimento detto "Scuola di Piazza del Popolo". Insieme a Franco Angeli, Mario Schifano, Tano Festa, Mimmo Rotella, Cy Twombly, Jannis Kounellis e altri artisti, partecipa agli eventi organizzati da Plinio De Martiis alla Galleria La Tartaruga, dove nel 1965 tiene una mostra personale. Nel 1968, sempre negli spazi della galleria romana, inaugura con la performance La Spia Ottica il celebre festival Il Teatro delle Mostre.
Nel 1964 Giosetta Fioroni espone alla XXXII Biennale di Venezia, l'edizione che sancisce il successo internazionale della Pop Art. A differenza degli artisti americani, tuttavia, la sua pittura si distingue per una costante dimensione introspettiva e per una manualità dichiaratamente artigianale, esercitata attraverso il pennello e lontana dalla meccanica serialità delle tele serigrafate di Andy Warhol. Le sue opere colgono l'istante di uno sguardo o di un'emozione, attingendo tanto alla vita quotidiana - spesso filtrata attraverso rotocalchi e cronaca - quanto alla citazione colta dei maestri del Rinascimento.
A questi anni risalgono i celebri Argenti, immagini proiettate su tela e dipinte con vernici industriali a smalto nel colore dell'alluminio, dall'effetto specchiante che caratterizza in modo inconfondibile la sua produzione degli anni Sessanta. Parallelamente, Fioroni sviluppa un linguaggio segnico personale, fatto di quelli che lei stessa definisce stenogrammi: una sorta di stenografia allusiva, composta da segni ricorrenti - cuori, mani, oggetti - sempre carichi di valore simbolico e metaforico.
Sul piano personale, dal 1964 è legata allo scrittore Goffredo Parise, suo compagno di vita. Già a partire dal 1963 il suo lavoro trova inoltre una naturale evoluzione nel dialogo con poeti e scrittori: dal Gruppo '63 - in particolare Alberto Arbasino e Nanni Balestrini - ai successivi rapporti con Alberto Moravia, Cesare Garboli, Mario Quesada, Guido Ceronetti, Andrea Zanzotto, Erri De Luca, Elisabetta Rasy, Franco Marcoaldi e Nadia Fusini. La relazione tra immagine e parola diventa così uno degli assi portanti della sua poetica.
Alla fine degli anni Sessanta risalgono i lavori noti come teatrini, inizialmente concepiti a partire da un modellino in legno utilizzato dalla madre per spettacoli di marionette. Negli stessi anni Fioroni avvia anche le prime sperimentazioni con il mezzo cinematografico - film in 16 mm e Super 8 oggi conservati presso la Videoteca GAM di Torino - e con la fotografia, che svilupperà successivamente nei cicli Foto da un Atlante di Medicina Legale e Fototeca. Nel 1970 partecipa alla mostra Vitalità del Negativo, curata da Achille Bonito Oliva al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Durante gli anni Settanta soggiorna a lungo nella campagna veneta insieme a Parise. In questo contesto nasce il ciclo degli Spiriti Silvani, ispirato alle leggende contadine e approfondito attraverso la lettura degli studi di Vladimir Propp (La morfologia della fiaba e La fiaba di magia). Da queste ricerche prendono forma le teche: scatole in legno contenenti foglie, piume e piccoli relitti raccolti in campagna, accompagnati da brevi annotazioni su elfi, folletti e immaginari abitanti dei boschi.
Alla fine del decennio Fioroni torna alla pittura, dapprima con acquarelli, smalti e oli su tela, poi con il pastello, dando vita al ciclo ispirato agli affreschi di Giandomenico Tiepolo nella Villa Valmarana di Vicenza (1984-1987).
Numerose sono nel tempo le mostre personali e antologiche che musei e istituzioni dedicano alla sua opera, così come le collezioni pubbliche che conservano suoi lavori, tra cui il Centre Pompidou a Parigi, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea e il MACRO di Roma, la GAM di Torino, il MAMBo di Bologna, lo CSAC dell'Università di Parma. Tra le principali esposizioni personali si segnala la retrospettiva alla Calcografia Nazionale di Roma del 1990, dedicata interamente all'opera su carta, e l'invito, nel 1993, da parte di Achille Bonito Oliva ad allestire una sala personale alla XLV Biennale di Venezia.
Nello stesso anno Fioroni inizia a lavorare la ceramica presso la Bottega Gatti di Faenza, dando forma in questo nuovo medium ai temi ricorrenti della sua poetica: teatrini, case, fiabe di magia, abiti delle eroine della letteratura. Nel 1999 realizza per la chiesa di Regina Mundi a Torrespaccata, a Roma, una grande statua di Madonna multietnica con tre volti - europeo, africano e asiatico. Alla ceramica sono legati anche cicli dedicati alla natura, come I 100 alberi (1998, per l'attuale MACRO), I 100 fiori e la serie Animalia (2006). Alla fine del 1999 la Pinacoteca della Loggetta Lombardesca di Ravenna ospita un'ampia antologica dei dipinti dagli anni Sessanta a quel momento. Nel 2000 la mostra Giosetta Fioroni, lettere a Amici, Artisti, Poeti…, alla Galleria Corraini di Mantova, mette in luce la sua passione per la calligrafia e il rapporto con la scrittura, coltivato attraverso libri ed edizioni speciali, talvolta realizzati a mano. Seguono la personale Dì al tempo di tornare alla Camera dei Deputati (2001) e Senex. Ritratto d'artista (2002), nata dalla collaborazione con il fotografo Marco Delogu e allestita nell'Ala Mazzoniana della Stazione Termini di Roma. Nel 2003 il Comune di Roma le dedica un'ampia antologica ai Mercati di Traiano, La Beltà. Opere 1963-2003. La produzione ceramica, raccolta in un volume edito da Skira nel 2005, viene presentata due anni dopo in una personale al MIC di Faenza.
Nel 2009 esce la prima grande monografia dedicata all'artista, curata da Germano Celant per Skira, che intreccia percorso biografico, opere, documenti e testi teorico-poetici.
Nel 2013, in occasione degli ottant'anni dell'artista, inaugurano due importanti mostre antologiche: L'argento nell'aprile al Drawing Center di New York e My story alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Tra il 2013 e il 2020 le sue opere sono presenti in numerose collettive in alcune delle principali sedi museali italiane, tra cui il Palazzo delle Esposizioni, il Madre di Napoli, il MACRO, la Fondazione Prada, il Museo Novecento di Milano, il Palazzo del Quirinale e la GAM di Torino.
Negli stessi anni, all'estero, le sue opere sono presentate nella mostra personale Giosetta Fioroni. The 60's in Rome al MOMMA di Mosca (2017) e in importanti collettive presso l'Istituto Italiano di Cultura di Londra (2018) e il MAMAC di Nizza (2020). Nel 2022 il CAMEC di La Spezia ospita la personale Il piccolo grande cuore di Giosetta. Il 24 maggio 2023 Giosetta Fioroni riceve il Premio Nazionale alla carriera Elio Pagliarani.
